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Reggio Calabria,  una città da amare
a cura di Simona VitaliReggio Calabria, una città da amare13/10/2026
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Sono all’aeroporto di Bologna, in partenza per Reggio Calabria, ferma davanti al tabellone che non vuole svelare il gate d’imbarco. Altri passeggeri fanno crocchio lì intorno e, per ingannare il tempo, iniziamo a scambiare qualche battuta di circostanza, finché non ci ritroviamo a raccontarci. Una destinazione ci accomuna e viene naturale chiederci a vicenda il perché di questo viaggio.

È un giovane ragazzo di poco più di vent’anni, Bruno, il primo a prendere la parola e a travolgerci letteralmente con il suo entusiasmo: “Sto scendendo nella mia città perché per nulla al mondo voglio perdermi i quattro giorni di festeggiamenti per la Madonna della Consolazione, protettrice di Reggio Calabria, una ricorrenza che per noi è importante quasi come il Natale”. 

Gli fa eco Gigi, che di anni ne ha qualcuno in più, ma non è meno brillante. Lui pure, che da qualche anno vive a Mantova, sta scendendo per lo stesso motivo. Sono tanti i reggini che da ogni latitudine rientrano a casa in questa circostanza così sentita. “Sai già cosa fare nei prossimi giorni?”, - mi chiede, avendo carpito che non sono del posto -.  Guarda che ci sono appuntamenti che non devi assolutamente perdere! A partire da stasera sarà un crescendo. E in men che non ci dica mi snocciola la veglia all’Eremo, i 100 portatori della vara, il fiume umano di gente al seguito della Madonna, le frittole (queste le conosco bene!), Scirubetta e altro ancora…

Reggio Calabria,  una città da amare

Il Polo del Bergamotto di Reggio Calabria

È la seconda volta che torno a Reggio Calabria nel giro di un anno. Il primo richiamo è stato per arrivare al cuore del bergamotto, emblema identitario di questo luogo in particolare, e al Polo del Bergamotto con il suo Museo Nazionale, che non si limita ad essere un museo dedicato a un frutto - che da secoli affascina profumieri, scienziati, gastronomi e medici e qui ha trovato la sua narrazione più completa e autorevole -  ma è un vero e proprio presidio culturale, scientifico ed emozionale che racconta come un frutto  possa diventare ambasciatore di un territorio, portatore di valori , tradizioni e saperi.  

Forse non tutti sanno che il particolare microclima , il suolo e l’umidità della stretta fascia costiera della provincia di Reggio Calabria tra Villa San Giovanni e Monasterace, creano le condizioni perfette per ricavare dalla buccia del bergamotto non ancora maturo (verde) l'olio essenziale più pregiato al mondo - che vanta ben 360 proprietà polfenoliche, antiossidanti, e 800 olfattive- notoriamente utilizzato in profumeria, cosmetica e aromaterapia. 

E in quanti sono al corrente del fatto che solo recentemente, grazie alla scoperta delle proprietà benefiche del succo e della polpa dell’agrume portato a completa maturazione (giallo) si è iniziato a utilizzare il bergamotto anche nella gastronomia/pasticceria, dopo che per secoli è stato bandito dalla cucine nell’erronea convinzione che fosse tossico? 

E che ruolo ha avuto, e continua ad avere, il Polo del Bergamotto in tutto questo con la propria Accademia Internazionale, capace di attrarre da 25 anni a questa parte, i più autorevoli scienziati e ricercatori, due premi Nobel, premi Oscar, campioni mondiali dello sport, giornalisti e scrittori di fama internazionale nonché protagonisti della gastronomia mondiale?

C’è molto da scoprire nell’esperienza straordinaria e imperdibile di visita a questo museo che, non a caso, è il secondo polo attrattivo della città, dopo il Museo della Magna Grecia, e che ha avuto la forza di incuriosirmi a tal punto su questa città da farmi ritornare per approfondirne la conoscenza e scriverne.

Arena Ciccio FrancoArena Ciccio Franco
Ipogeo di piazza ItaliaIpogeo di piazza Italia

Un lungomare che è giardino 

botanico a cielo aperto 

In prima battuta voglio fare due passi sul lungomare, che trovo essere il cuore pulsante della città, un punto di ritrovo così elegante e armonioso da esercitare un vero e proprio richiamo di giorno e anche di notte, per una passeggiata in solitaria o un drink con gli amici in uno dei bei localini sulla spiaggia. Mi hanno spiegato che è stato modernamente concepito, ad opera dell’indimenticato sindaco Italo Falcomatà, come un giardino botanico a cielo aperto che si affaccia sullo Stretto di Messina. 

Provate solo a immaginare uno sfondo di palazzi signorili in stile liberty e tardo liberty del primo novecento che fa da cornice a maestosi esemplari di ficus magnolides, con i loro intrecci di tronchi e radici aeree, palme, magnolie e altre piante esotiche e mediterranee - fra importanti opere d’arte contemporanea -  davanti a cui si apre una passeggiata, fronte Golfo di Messina, che si sviluppa su più livelli pedonali. All’apice un anfiteatro moderno in stile greco, l’Arena Ciccio Franco, da cui svetta l’imponente e alquanto significativa statua di Atena, direttamente sul mare, che fa da sfondo panoramico naturale per gli spettacoli che lì si tengono. 

Il “salotto” della città

Lascio quindi il lungomare e inizio ad addentrarmi nel centro, dove è facile orientarsi in modo intuitivo, per via di quella pianta a scacchiera - fatta di strade grandi e larghe, parallele alla costa, tagliate da traverse che salgono verso linterno - che connota la città dopo la ricostruzione seguita ai due violenti sismi, uno nel 1783 e l’altro nel 1908. Prendo corso Garibaldi, due chilometri di un bel concentrato di negozi (particolare non trascurabile di questi tempi) e esercizi pubblici.  L’atmosfera è vivace, frizzante: è piacevole passeggiare lungo questa che sembra un’autostrada pedonale, che mi continua a far percepire orizzonti larghi, di respiro, libertà, come se fossi ancora di fronte al mare. E dato che sono nei paraggi della pasticceria Caridi, perché non prendermi un bel cono gelato di crema reggina, iconico gusto a base di crema all’uovo aromatizzata al rum, arricchita con scaglie di cioccolato e ciliegie candite e una punta di alchermes, giusto da darle il rosa. Nato da un’improvvisazione o forse da un errore di Giuseppe Cariddi, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, e diventato parte integrante della tradizione dolciaria della città (riconosciuta come PAT, prodotto agroalimentare tradizionale), tant’è che la sitrova anche in altre gelaterie. I reggini adorano il gelato: qui il consumo è più elevato che altrove, e, soprattutto, non conosce pause: lo si mangia 365 giorni all’anno. Mi han parlato di un Festival del gelato artigianale di qualità, Scirubetta, in partenza nei prossimi giorni…non poteva trovare miglior terreno. 

Di un sorprendente ipogeo, 

di un magico odeion e di altri

siti archeologici da visitare

Continuo a camminare, senza darmi programmi né priorità. Mi lascio incuriosire da ciò che incontro. Così facendo arrivo a piazza Italia, impattante, con quei palazzi monumentali in stile Neoclassico e Liberty. Non tardo a scoprire che questo è il fulcro politico e amministrativo della città, dove hanno sede Municipio, Prefettura, Città Metropolitana e non solo.  Ad attrarmi, su un lato della piazza, una moderna struttura trasparente (in vetro) su cui è affisso un pannello che invita a scendere per visitare l’ipogeo, un sito archeologico sotterraneo, emerso dopo una serie scavi archeologici in occasione di lavori di riqualificazione della piazza, che ha una peculiarità interessantissima: in soli sei metri di scavo si possono osservare ben 11 strati di edificazione, dall’età magnogreca all’inizio del XIX secolo!

Sono curiosa, voglio saperne di più, e scendo. È qui che conosco Elmar Elisabetta Marcianò, giornalista, scrittrice e curatore d’arte, responsabile arte e cultura di IN.SI.DE., associazione culturale scientifica ad ampio spettro, di cui è presidente Vincenzo Maria Romeo, che si impegna - fra l’altro - a far conoscere la città nelle sue pieghe, oltre ciò che è più noto. “Nel 2018 – racconta Elisabetta - abbiamo preso in gestione quattro siti che si riferiscono soprattutto al periodo magnogreco e romano della città, una delle più antiche in Europa, se si pensa che è stata fondata nel 730 d.C. dai Calcidesi, coloni provenienti dalla Grecia. A loro è seguita una lunghissima successione di popoli e dominazioni. Siamo stati formati dalla Soprintendenza per poter accompagnare le persone, in una sorta di passeggiata culturale, a visitare oltre a questo ipogeo, anche l’odeion, che è un piccolo anfiteatro - con ogni probabilità atto all’intrattenimento, ai giochi, al teatro - rimasto inglobato nella costruzione di un palazzo e recuperato negli ultimi dieci anni, luogo che proprio per ciò che evoca è capace di generare ispirazione.  Gli altri due siti sono la cinta muraria magnogreca e i resti murari delle terme romane”.

“Qui all’ipogeo – mi spiega Elisabetta - organizziamo collettive e personali di arte contemporanea, all’odeion facciamo teatro con compagnie teatrali, alle terme concerti all’aperto”.

Mi piace l’idea di promuovere la cultura attraverso l’arte. Per un istante penso al valore inestimabile di ciò che contengono questi siti, più che alla loro dimensione, perciò il mio invito è di non mancare di farci visita, intanto che certamente ci si organizza per il Museo della Magna Grecia. Qui si trova una delle collezioni archeologiche più importanti al mondo dedicate alla civiltà della Magna Grecia e alla storia della Calabria. E poi, lo ricordo, ci sono i due celebri Bronzi di Riace.

Cinta muraria magnogrecaCinta muraria magnogreca

Festa ‘i Maronna

È quasi sera, per oggi si ferma qui la mia visita alla città che si sta preparando a quattro giorni di festeggiamenti per la Madonna della Consolazione, la ricorrenza religiosa e civile più sentita a Reggio Calabria (anche se il patrono è San Giorgio). Parlando con alcune persone del luogo ho saputo che tutto è partito da una piccola e antichissima immagine devozionale della Madonna col Bambino, presente in una cappella sulla collina, che nel 1547 un nobile ha fatto riprodurre di maggiori dimensioni da un pittore locale, con richiesta di affiancarle San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova. Quel quadro è stato collocato nel Santuario dell’Eremo (e tutt’oggi è lì per quasi tutto l’anno), divenendo motivo di grande culto e devozione da parte dei frati Cappuccini, che in questo hanno coinvolto la città. Insieme hanno pregato la Madonna della Consolazione anche a fronte di calamità e il fatto che nella peste del 1576 e nel terremoto del 1638 Reggio Calabria sia stata preservata ha mosso in loro un maggiore attaccamento.

Così come bene spiega il Canonico Mons. Antonio Morabito, del Capitolo della Cattedrale Arcidiocesi di Reggio Calabria, nel suo libro Reggio Calabria Città Metropolitana da amare, il legame che i reggini hanno sviluppato nei confronti della Madonna è: “Come ad una persona cui si vuole bene e dalla quale si aspetta non solo il miracolo ma anche la consolazione dalle sofferenze e dalle ingiustizie”.

C’è la veglia all’Eremo stasera. Per tutta notte sarà possibile andare a pregare la Madonna, che solo domani mattina scenderà in città, e per nulla al mondo voglio perdermi questo momento. Mi sono organizzata con Antonio, una bella persona squisita conosciuta al Museo del Bergamotto, che sa come muoversi. Dobbiamo andare in auto e non è semplice trovare posto ma ci riusciamo, tanto siamo determinati.

Una strada in salita costellata di bancarelle di dolciumi, bibite e giocattoli e inframezzata da crocchi di persone che ballano la tarantella calabrese è la passerella che introduce alla scalinata della Basilica, sovrastata da un grande arco di luci. Un via vai fitto di gente entra ed esce dal luogo sacro. “Eccola la Madonna della Consolazione!” - mi dico emozionata, intravvedendola in quel quadro con un’importante cornice in oro tutta intarsiata: una meraviglia, da lasciarci gli occhi!

Scendendo con Antonio ci accordiamo per l’indomani. “Preparati, mi dice, ci sarà un fiume umano di gente al seguito della Madonna che, dopo essere stata affidata dai frati al Vescovo, verrà caricata su un’imponente vara, portata giù in centro città a spalla, in processione, da 100 portatori per arrivare al Duomo, dove rimarrà per due mesi e mezzo, prima di fare ritorno al Santuario dell’Eremo”.

“Non vedo l’ora!” - gli rispondo. E non è finita, andremo a caccia delle tradizioni gastronomiche. Anche queste non possono non essere onorate! Le macellerie già stasera avranno acceso le “caddare” - pentoloni panciuti in rame stagnato rivestiti di uno spesso strato di strutto - per la preparazione delle frittole, che altro non sono che le parti meno nobili del maiale, cotte a fuoco lento, nello strutto appunto, per molte ore, dalle prime ore della notte, per essere pronte a pranzo. Domani metteranno postazioni fuori dai negozi dove verranno vendute. I festeggiamenti in corso segnano la ripresa del consumo di questo cibo identitario dopo la pausa estiva. Ogni sabato mattina a venire si ripeterà il rito del panino, o delle “pizzate” di granoturco”, con le frittole. Una tradizione radicata che la Confraternita della Frittola Reggina si sta dedicando non solo a promuovere, tutelare e valorizzare ma anche a strutturare ulteriormente, per elevare la frittola a prodotto di eccellenza, tutelato da regole chiare e rigorose, nell’ottica della redazione di un apposito disciplinare di produzione.

Nella tarda mattinata la gente inizia ad accalcarsi lungo la strada dove passerà la Madonna. 

A poco a poco la si vede avanzare fra la folla, fra orazioni e canti.  I portatori si danno il cambio e intanto si preparano per la volata finale. “Arriveranno ai piedi della scalinata del Duomo di corsa - mi spiega Antonio - vieni che andiamo a metterci in postazione”. La volata arriva puntuale così come lo scrosciante applauso di una comunità che è pronta ad accogliere quella Madonna che tanto sente famiglia, affetto caro.  

Parallelamente a questo momento tutto religioso è stato predisposto un programma di animazione della città, tra spettacoli e concerti, che avrà il suo apice il martedì, con gli attesissimi fuochi d’artificio sullo Stretto. 

Intanto che siamo in zona duomo andiamo alla ricerca di “bancarelle” di dolciumi per le “esse” o “nzudde” calabresi, dolciumi caratteristici, che in occasione di questa festa patronale, non mancano mai. Realizzati in diverse forme ricche di significato ( S barocca, cavallo, uccello, cesto, cavaliere o dama), puro miele, farina e spezie,decorato con  piccoli pezzetti di stagnola colorata, si caratterizzano per una consistenza dura e compatta, tant’è che in dialetto vengono soprannominato “spaccadenti”.

Foto: Luigi SapioliFoto: Luigi Sapioli
Foto: Luigi SapioliFoto: Luigi Sapioli
Foto: Santo Francesco LaganàFoto: Santo Francesco Laganà

l Mercante in Fiera 

Arriva la domenica e, insieme, il desiderio di esplorare altri angoli di questa città che è un fermento di cultura. È ricca di teatri, a partire da quello di Cilea, il più grande della Regione, c’è l’Arena Ciccio Franco e poi ce ne sono tanti altri particolari, d’essai, magari piccolissimi ma partecipati.

Ci sono pure tantissime associazioni, mi dicono 500, che in una città di 169.000 abitanti non è poco.

Ho saputo di Reghium Urbis Antiqua 1908, e già il nome mi dice di sostanza, che  giusto ogni domenica, presso Rada Giunchi (nei pressi del lido comunale), organizza Mercante in fiera, un mercatino dedicato ad antiquariato, collezionismo, modernariato e artigianato fai da te.

L’ha voluto, 23 anni fa, Luigi Sacchetti - grande esperto di documentazione storica sulla città e presidente dell’associazione -  e continua a volerlo, per la grande passione che anima lui e tutti quanti.

“La storia non si trova solo negli archivi. In questi anni abbiamo salvato cose molto interessanti (spesso fra ciò che la gente scarta) che diversamente sarebbero andate perse e invece hanno contribuito ad aggiungere informazioni, pezzi, alla nostra storia. Penso a quell’inedita stampa del ‘700  su velina della Madonna della Consolazione, a documenti relativi a Garibaldi, a materiale sulla borghesia locale di inizio secolo scorso, tra lettere, processi  ma anche progetti di palazzi ad opera di Pietro De Nava, ingegnere che ha redatto il piano di ricostruzione urbanistica di Reggio Calabria, dopo il disastroso terremoto del 1908”.

Dalla sardina all’aereo, recitava un’insegna di un negozio dove si trovava di tutto… così al Mercante in fiera si spazia dalla rivista, al giocattolo in latta, al libro antico, al complemento d’arredo fino al mobile della nonna! Anche l’artigianato di artisti contemporanei qui trova spazio. Fra il popolo di visitatori si nascondono più collezionisti di quel che non si pensi. A loro basta un colpo d’occhio per capire se il pezzo è interessante e, soprattutto, se fa per la loro collezione. Sono quelli che sanno scommettere anzitempo su ciò che oggi vale poco o nulla, fiduciosi che cambi l’aria. Come fanno ingresso al mercatino sottotraccia, per non balzare all’occhio, così anche quando trattano per ciò che gli interessa lo fanno in modo molto dimesso. 

Fin dai suoi albori l’associazione, in occasione della Festa della Madonna della Consolazione, ha istituito un Premio, Premio R.U.A. 1908, rivolto a personalità, operatori culturali, giornalisti ed eccellenze calabresi che, con il loro impegno civile, culturale, politico o sociale hanno dato onore e lustro alla comunità e alla città di Reggio Calabria. “È una scelta molto soppesata la nostra – mi spiega Luigi Sacchetti - su cui riflettiamo nell’arco di tutto l’anno. Vogliamo che vada a persone che lo meritano veramente.” 

I premiati vengono omaggiati di una stampa su tela d’epoca (dell’‘800/’900) in cornice dorata. Bellissima pure questa. Tutto è pensato, soppesato e predisposto con cura. 

Il premio quest’anno è toccato, innanzitutto, al neoeletto primo cittadino, Francesco Cannizzaro, che la Madonna, nel corso della campagna elettorale, l’ha invocata come qui è naturale che sia.  Un’iniziativa che da sempre trova la stretta collaborazione del Polo del Bergamotto di Reggio Calabria e del suo presidente Vittorio Caminiti, uomo di rara capacità di visione per il bene della sua città.

Sì, come ha scritto nel suo libro Mons. Antonio Morabito, Reggio Calabria è proprio una città da amare.

La preparazione delle frittle reggine ad opera di Pino MelissariLa preparazione delle frittle reggine ad opera di Pino Melissari
Il mercante in FieraIl mercante in Fiera
Luigi SacchettiLuigi Sacchetti
Il priore Nuccio Girolmo consegna il quadro della Madonna, Premio R.U.A., destinato al sindaco della cittàIl priore Nuccio Girolmo consegna il quadro della Madonna, Premio R.U.A., destinato al sindaco della città
Foto di Mimmo TripodiFoto di Mimmo Tripodi

DOVE FARE UNA BUONA PAUSA


Intercalare la visita alla città con piccoli momenti di piacere, qualche pastina con un buon caffè o un calice di vino con paninetti mignon o frittini e rustici, è certamente un bell’approccio. Qualche piccola tappa rigenera e ci fa capire di più il tessuto in cui siamo calati. Lasciatevi quindi ispirare da ciò che paga il vostro occhio lungo il percorso.

Se potete non mancate di fermarvi presso 

WINNER, nel centralissio corso Garibaldi, bar e pasticceria di provata esperienza (la sua sede storica è, a tutt’oggi, a Gallico, quartiere della periferia nord della città) che della qualità e della varietà delle proposte dolci e salate ha fatto la sua bandiera. Perdersi nella scelta dei pasticcini e lasciarsi tentare da chicche come gli invitanti bocconcini al bergamotto, è certamente un bell’esercizio di pregustazione! 

E chi è goloso di gelato sappia che qui si preparano coppe generose. 

Se poi verso l’ora di pranzo o dell’aperitivo vi trovate nei paraggi non mancate di fare una sosta, sarete felicemente sorpresi dalla ricchezza di proposte di rosticceria ma anche di taglieri di salumi e formaggi.


Corso Giuseppe Garibaldi, 322

 89125 Reggio Calabria RC

Tel. 0965 885960

info@barwinner.it

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