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Fabriano
a cura di Maria Cristina DriFabriano14/07/2026
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“Egli fa prendere la scorza d’un àlbore ch’a nome gelso…e cogliono la buccia sottile…e di quella buccia fa fare carte come di bambagia; …E vi dico che la carta moneta corrispondente a dieci bisanti non ne pesa uno; e vi dico anche che il più delle volte i mercanti cambiano questa carta moneta con perle, oro e altre cose rare…” così Marco Polo raccontava nel Milione una delle meraviglie più incredibili incontrate durante il suo viaggio in oriente: la carta.
Marco Polo osservava stupito quei fogli leggeri, ottenuti dalla corteccia del gelso e capaci di valere più dell’oro e delle perle.
Ed è straordinario pensare che da questa invenzione di 2000 anni fa sarebbero nate lettere d’amore, trattati di pace, dichiarazioni di guerra, poesie, spartiti musicali, mappe e libri che ancora oggi custodiscono la storia dell’umanità. E al centro di questa vicenda affascinante c’è Fabriano, città marchigiana incastonata tra le vette dell’Appennino.

L’antica legenda di Cai Lun
Quasi duemila anni fa, nella Cina imperiale, viveva  Cai Lun,  un funzionario alla corte dell’imperatore Han. Egli era un uomo curioso, grande osservatore della natura e capace di trovare soluzioni pratiche per i problemi del suo tempo. Un giorno mentre si recava al fiume per meditare, vide delle belle ragazze intente a lavare i panni. Osservando il corso dell’acqua, notò che le fibre dei tessuti si accumulavano in un’ansa formando un velo compatto e sottile. Cai Lun pensò che se fosse riuscito a raccoglierlo e ad asciugarlo ci avrebbe potuto scrivere sopra. Così tornò a casa e iniziò a sperimentare. Prese un grosso mortaio e ci mise dentro: corteccia di gelso, canapa, stracci, e delle reti da pesca. Pestò il tutto riducendolo ad una fine poltiglia. Lo immerse nell’acqua e lo filtrò attraverso una sottile intelaiatura di bambù. Quando quel velo di fibre si asciugò al sole, comparve il foglio di carta. La leggenda prosegue raccontando che Cai Lun portò la sua invenzione all’imperatore dimostrando che quella superficie era più leggera della seta, più pratica delle tavolette di bambù e che era facile scriverci sopra. Forse questo racconto si è trasformato  e arricchito nel corso dei secoli ma dietro ogni leggenda si nasconde sempre un fondo di verità, come accade nelle grandi storie.
Gli archeologi hanno scoperto nella regione cinese del Gansu alcuni frammenti di mappe risalenti al II secolo avanti Cristo, sulle quali si vede il fiume Giallo e il fiume Azzurro e sono tra le più antiche testimonianze materiali della sua esistenza. Eppure il nome di Cai Lun continua ad essere legato alla nascita di quest’arte tanto che la Cina gli ha dedicato statue, templi commemorativi e celebrazioni ufficiali. 

Cumulo di stracciCumulo di stracci
Fabriano

Da Samarcanda al cuore delle Marche
Per secoli i cinesi custodirono gelosamente il segreto della carta, quasi fosse un sapere sacro.
La grande svolta avvenne nel 751 dopo Cristo con la battaglia di Talas. Gli arabi, dopo aver conquistato Samarcanda catturarono alcuni prigionieri cinesi che conoscevano quest’arte. Da quel momento Samarcanda divenne uno dei centri più importanti per la produzione della carta del mondo islamico. La carta così attraversò Bagdad, Damasco, il Nord Africa, la Spagna islamica entrando nel bacino del mediterraneo. E da lì, attraverso i commerci e le rotte mercantili, raggiunse l’Italia. Fabriano, però, non ha solo accolto la carta in Italia: le ha dato una nuova forma, una nuova qualità e un nuovo destino.

Il museo della carta e della filigrana di Fabriano
L’appuntamento è al centro del chiostro. Il museo della carta e della filigrana ha sede in un antico convento domenicano del 1380. Ad accompagnarci in questa incredibile avventura c’è Claudia Crocetti, la nostra guida, capace di trasformare ogni oggetto, ogni macchinario, ogni foglio in una bella storia. È lei a svelarci che il segreto di Fabriano non fu uno soltanto, ma ben tre: tre invenzioni nate in questa città operosa che cambiarono per sempre il destino della carta in Europa e nel mondo. 

Fabriano

La pila idraulica a magli multipli
Fabriano nel XIII secolo era una città ricca di attività artigianali e manifatturiere. Grazie al fiume Giano erano in funzione mulini, gualchiere e officine con lanaioli, tessitori, cardatori della lana e conciatori. Ed è proprio dal mondo dei tessuti e pelli che nacque la grande carta fabrianese. Gli stracci di lino e canapa erano perfetti per creare nuovi fogli. Le gualchiere utilizzate per lavorare i panni di lana divennero perfette per la produzione della carta. Aggiungendo la pila idraulica a magli multipli, mossa dall’acqua del fiume, si modernizzò il sistema velocizzando la capacità di triturare le fibre e rendendo il processo più efficiente della pestatura manuale. Con un gesto esperto, Claudia mette in azione la pila idraulica a magli multipli. Il rumore è improvviso, potente, quasi primordiale: i magli scendono ritmicamente, colpiscono, triturano. Restiamo immobili e affascinati da quel meccanismo che racconta visivamente l’ingegno di secoli fa. Claudia osserva le nostre espressioni stupite:”Ecco - dice - questa è stata la prima grande rivoluzione”.

Una straordinaria invenzione – intuizione
Quando la carta arrivò in Italia, regnava Federico II di Svevia che era nato a Jesi, sempre nelle Marche. Egli ne rimase affascinato per la sua finezza e leggerezza ma aveva un difetto: assorbiva l’inchiostro velocemente facendolo uscire dall’altra parte del foglio. Per questa ragione Federico II continuò a preferire la pergamena, molto più resistente e ottenuta dalla pelle animale. Utile per tutti i documenti e gli atti ufficiali, fino a quando a Fabriano qualcuno non trovò la soluzione.
L’intuizione di impermeabilizzare la carta arrivò dagli scarti delle concerie che in città erano molto diffuse. Le pelli venivano bollite per ore fino a trasformarsi in una gelatina densa. Questa sostanza chiamata ‘colla di carniccio’ venne poi utilizzata per ‘collare’ la carta rendendola impermeabile, così finalmente l’inchiostro rimaneva in superficie senza attraversare il foglio. La carta divenne così durevole, elegante, pratica e resistente tanto da sostituire in breve tempo la pergamena in tutti gli atti ufficiali. Claudia ci porge due fogli uno trattato e uno no: la differenza al tatto è immediata. Quindi, ricapitolando, il processo era ormai perfezionato: gli stracci venivano macerati e ridotti in pasta, poi il foglio prendeva forma nel telaio, veniva deposto sui feltri di lana che assorbivano l’umidità e lo proteggevano durante la pressatura. La pressa compattava ulteriormente le fibre, rendendo la carta più resistente. Dopo l’asciugatura sugli stenditoi, i fogli venivano levigati con utensili di pietra e legno fino a ottenere una superficie uniforme, liscia e pronta per essere scritta.

 

 

Fabriano
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Terza invenzione – la filigrana – un errore diventato arte
Durante la lavorazione di un foglio, un sottilissimo filo metallico del telaio, si spezzò, lasciando sulla carta una traccia trasparente,  visibile solo in controluce. Un’ imperfezione sufficiente al maestro cartaio per capire che quel segno poteva diventare un simbolo, una figura, una firma invisibile nascosta nel cuore del foglio, ovvero qualcosa di rivoluzionario: la filigrana. Da allora i cartai fabrianesi iniziarono a modellare fili metallici che riproducevano stemmi, animali, simboli religiosi e marchi delle cartiere. Quando la pasta si depositava sul telaio, nei punti in cui toccava il filo lo strato si assottigliava e il disegno emergeva controluce come per magia. Al museo questa magia si può vivere davvero. Claudia prende un foglio e lo avvicina a una fonte di luce. Nell'istante in cui l’attraversa, compaiono figure sottilissime e perfette: un'aquila, una croce, un giglio araldico. Sono opere d'arte nascoste, invisibili alla luce normale. Claudia ci mostra come la filigrana sia capace di raggiungere livelli incredibili di precisione come la Velata di Raffaello Sanzio riprodotta con una cura pazzesca del dettaglio.  Osservandola in controluce si distinguono il volto, i capelli, il velo, le ombre del collo e persino i dettagli della collana. Dove la carta è più sottile la luce passa con maggiore intensità; dove è più spessa crea ombre e toni più scuri. E così nascono i chiaroscuri non attraverso l’inchiostro e colore ma giocando con la densità delle fibre. Questa straordinaria invenzione fu perfezionata a Fabriano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento grazie ai procedimenti elettrochimici sviluppati nelle cartiere Miliani, diventando il modello delle moderne carte di sicurezza utilizzate ancora oggi nei passaporti e nelle banconote.

La rivoluzione industriale e la macchina che imita le mani
Per secoli la produzione della carta rimase un gesto umano: mani che pescavano la pasta nell'acqua, ne controllavano lo spessore, l’asciugatura, la consistenza. Poi arrivò la rivoluzione industriale.
Il francese Nicolas- Luis Robert, alla fine del Settecento, ideò una macchina capace di riprodurre il gesto meccanico del cartaio. Nel 1803 l’idea venne perfezionata in Inghilterra a Frogmore, nel Herdfordshire, dove Sir Bryan Donkin, un brillante ingegnere mise a punto una macchina per la produzione su scala industriale. Il principio era lo stesso di Cai Lun: fibre in acqua, filtrazione, asciugatura, con l’aggiunta dell’impermeabilizzazione. La velocità di produzione era quella di una macchina non di un artigiano e per la prima volta nella storia la carta poteva essere prodotta in grandi quantità. Era l’alba della comunicazione di massa: giornali, libri, manifesti, spartiti musicali…

Questo processo è ancora oggi visibile nella storica macchina MP2 della Cartiera Fabriano di Pioraco, protagonista del percorso museale. È una macchina pensata per produzioni di alta qualità che realizza molte delle carte da disegno più celebri al mondo, come le serie Fabriano destinate ad artisti e studenti.
Al Museo  della Carta e della Filigrana di Fabriano questa trasformazione è raccontata con chiarezza, toccando con mano, grazie ai laboratori i gesti antichi e le macchine moderne. 
Oggi mentre sfogliamo un libro o strappiamo un foglio raramente pensiamo alle generazioni di lavoratori che per secoli hanno custodito questo sapere. Eppure molte cartiere stanno affrontando sfide difficili: la concorrenza internazionale, il costo dell’energia, la digitalizzazione e lo spostamento della produzione verso paesi con costi inferiori. Alcuni stabilimenti hanno chiuso altri hanno ridotto la produzione e con essi rischiano di scomparire competenze preziose. La conoscenza dei materiali, l’esperienza del maestro cartaio restano un patrimonio profondamente umano. Quando terrete tra le mani un foglio di carta, ricordate che non è un oggetto. È un viaggio. È una storia. È un’eredità che Fabriano continua a difendere, perché la carta non è soltanto un materiale ma una delle più straordinarie invenzioni della nostra civiltà. Ed è proprio per questo che Fabriano merita Il Bel Viaggio. Fabriano è: arte, architettura, paesaggio, gusto e vita quotidiana.

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In giro per la città
Il Teatro Gentile con la platea a forma di ferro di cavallo, le decorazioni dorate, il velluto, è uno scrigno prezioso, un piccolo miracolo di eleganza che racconta la vocazione culturale della città.
Le vie ti riportano in atmosfere medievali e rinascimentali con una naturalezza sorprendente: archi, logge, palazzi sobri, scorci incantati.
Al centro, la Fontana Sturinalto è un gioiello di ingegneria medievale e un eco lontana alla Fontana maggiore di Perugia.
La Cattedrale di San Venanzio annovera opere di Orazio Gentileschi e di altri maestri che raccontano secoli di fede e di bellezza mentre poco distante, la Pinacoteca Civica Bruno Molajoli è custode di tanti capolavori.
Rientro da questa esperienza con gli occhi che hanno provato a fotografare tutto: le mani, le storie, le vie, la carta che respira. E mi accorgo che quello che porto con me non è un’immagine, ma una traccia sottile, elegante, una filigrana di emozioni pronta a riapparire quando penso a Fabriano.

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