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Una persona molto amante del mare, pochi giorni fa, mi ha detto: “Questo caldo folle non porta bene neppure al mare, non mi va di andarci”.
Siamo solo a giugno e le colonnine segnano una temperatura anomala, in quasi ogni parte del mondo: Berlino che supera i 41 gradi Celsius, in una nazione dove solo il 10% delle abitazioni dispone di aria condizionata; stessa cosa a Parigi, a Londra; in Antartide si stanno sciogliendo i ghiacciai eterni; in Italia ci sono dieci gradi superiori alla media stagionale e i temporali sono ormai simili a quelli tropicali.
Tornando all’affermazione di quella persona mi assale il dubbio se questo caldo faccia bene al nostro turismo e la risposta è no! Se poi pensiamo che in molti sono convinti che il turismo sia il futuro dell’economia del nostro Paese la disgrazia si fa ancora più grande! E nessuno ascolta più quello che gli scienziati di tutto il mondo vanno dicendo da anni: la crescita incondizionata basata sui combustili fossili impedisce un equilibrio climatico.
Nessuno ascolta! I governi mettono delle pezze con decreti che entreranno in vigore fuori tempo massimo. Fa caldo? È estate, passerà! Dicono.
Del resto, questo è un problema che, quando arriverà all’apice non ci riguarderà più, sussurrano le vecchie generazioni che dominano l’Italia.
Fa ribrezzo pensare a come siamo diventati egoisti e indifferenti, nonostante un passato ancora recente di fatica, di sofferenza, di fame.
Non dovrebbe essere questo ciò che dovrei scrivere su una testata che si chiama Ilbelviaggio, che vuole offrire un’immagine positiva dell’Italia, che crede che in questo Paese ci sia ancora una maggioranza di persone per bene ma questa volta non mi riesce. Questa volta, invece, voglio gridare forte che questa maggioranza deve tornare a far sentire la propria voce: intellettuali, imprenditori, operai, politici, magistrati, giovani e donne che vogliono vedere un futuro migliore devono poter dire la loro, senza paura di essere derisi sui social. Se ognuno di noi parla con un altro, se ciascuno attiva il confronto, fa leva sui suoi diritti, quelli che la Costituzione Italiana garantisce a tutti allora, forse, qualcosa comincerà a cambiare. Avremo ancora un sogno: quello di vivere davvero nel Paese più bello del mondo.
Perché l’Italia, pur con tutte le sue storture, ha questo primato; ha persone che hanno conquistato il mondo con le proprie invenzioni, con le proprie parole, le ha avute nel passato e le ha ancora adesso. Solo che ora se ne stanno andando all’estero per trovare valore, e lo fanno controvoglia. Creiamo le condizioni per il loro ritorno, diamo ai giovani di oggi la possibilità di potersi esprimere, diamo dignità economica, culturale, sociale al lavoro in Italia. Non possiamo vivere delle glorie del passato su cui si basa, molte volte, la nostra offerta turistica; questa gloria che si rivela nell’arte, nell’architettura, nel paesaggio rurale facciamola diventare moderna, contemporanea. In ogni dove: facciamo musei che abbiano una vita meno polverosa; diciamo con forza che la nostra agricoltura che pesa per il 4% della forza lavoro rispetto al 75% di cinquant’anni fa produce più qualità con minore sforzo; rendiamo gli hotel, tutti non solo i cinque stelle, la rappresentazione efficace della nostra ospitalità.
E occupiamoci del cambiamento climatico perché significherà occuparsi del benessere delle persone!