Premi INVIO per cercare o ESC per uscire
19 anni e un sogno. È il 2015 quando Andrea dalla Sicilia compra un biglietto aereo per Londra, si trasferisce senza conoscere una parola d’inglese, studia, si laurea, lavora negli store d’abbigliamento londinesi e poi ha un’idea che gli procura decine di migliaia di follower su Instagram e qui comincia la storia: quella di un sogno che diventa realtà.
Perché Londra?
“Avevo visitato Londra già due volte quando ero al liceo. Non con la classica gita scolastica e allora ho detto a mio papà: con gli stessi soldi della gita voglio visitare una città che preferisco. Così è stato e sono andato a Londra, per la prima volta, con il mio migliore amico dell’epoca. Era il mio primo viaggio fuori dall’Italia, avevo 17 anni. Mi piacque così tanto che, al ritorno, pensavo: io devo ritornarci. E infatti, l’anno successiva, era il 2014, poco prima di diplomarmi, sono tornato. Quella seconda volta è stata fatale: ok, mi sono detto, ho trovato il mio posto nel mondo”.
Come hai iniziato ad imparare la lingua e come ti sei mantenuto?
“Inizi dal McDonald. Il McDonald è un po' quello che abbraccia tutti quelli che sono appena arrivati, che non sanno parlare l'inglese, ti mettono in cucina, alla fry-station che è la stazione delle patatine fritte. Io facevo 'ste patatine in continuazione. A volte il mio manager mi sgridava, ma io non lo capivo. Solo dopo ho capito che, in realtà, dovevo sincronizzarmi anche con quante persone arrivavano. Invece io continuavo a fare le patatine non stop. Però è stata un'esperienza, un trampolino di lancio perché io sono sempre stato una persona molto ambiziosa e, nel frattempo, continuavo a mandare curriculum; un negozio di abbigliamento mi ha preso e sono rimasto lì per quattro anni. Avevo imparato l'inglese e avevo capito che Londra è una città dove, se vuoi, riesci ad emergere; infatti io, da commesso, sono passato a store manager nel giro di due anni diventando responsabile di un negozio a Carnaby Street”.
E poi?
“E poi arriva il Covid, resto a casa, mi metto a studiare marketing e apro una pagina sui social. La chiamo La tua Londra, ma senza un’idea definita, volevo solo pubblicare foto con descrizioni in italiano, nulla di più. Le foto hanno fatto presa sul pubblico italiano e quindi, oltre alla pagina Facebook, ho aperto quella su Instagram. È stato in quel momento che alcuni miei cugini sono venuti a Londra e li ho portati in giro; e gli italiani mi fermavano per strada. In quel momento ho capito che la gente seguiva la mia pagina e ho deciso che La tua Londra doveva avere uno switch, poteva diventare un’attività e il primo pensiero che ho avuto è stato proprio quello dei tour per gli italiani”.
Questi tour oggi sono realtà: come li costruisci?
“Ho delle idee sui posti che, secondo me, potrebbero piacere. Poi, ovviamente, non sempre quello che piace a me poi piace agli altri, giusto? Però devi testarlo direttamente, se non funziona si cambia. Siamo comunque partiti con delle cose che sapevamo già potessero funzionare; un itinerario nel cuore della città, quindi Westminster, Buckingham Palace, cambio della guardia e poi uno su Harry Potter. Questo ci ha dato la spinta per creare il primo pubblico, per creare i primi clienti, per il passaparola. Poi, piano piano, abbiamo detto ok adesso facciamo un itinerario fuori dai soliti circuiti turistici. Facciamo Londra inedita, facciamo tre quartieri dell'est di Londra dove c'è la street art, dove andiamo a vedere gli artisti locali, raccontiamo le storie pazzesche e quindi quello è diventato un altro best seller. A un certo punto si approcciava l'estate e abbiamo pensato di organizzare dei tour fuori Londra; abbiamo un autobus tutto nostro e siamo andati, con i nostri clienti, a Stonehenge”.
In Italia quest’attività è fortemente regolamentata, a Londra non è così?
“A Londra è davvero molto semplice fare le cose, soprattutto nella parte burocratica. Considera che io ho aperto l'azienda online. Ho chiamato una commercialista, siciliana anche lei, che vive a Londra e mi ha detto: lo facciamo in tre secondi e così è stato. La cosa bella qui è che il turismo è un settore molto più libero rispetto all’Italia. Si possono organizzare le cose on spirito libero, le persone che partecipano ai nostri tour mi riempiono di domande non sulle date della storia ma sugli aspetti contemporanei: come si vive qui? quali sono le problematiche? Capito? Devi essere molto aperto anche da quel punto di vista, l'experience che le persone vogliono è qualcosa che rimanga nelle loro menti, vogliono vedere delle cose diverse e noi proviamo a soddisfare queste esigenze”
Tutto questo, prenotazione dei tour, organizzazione ecc… avviene online? Quante persone hai portato in giro e come sei organizzato? Tutto questo online. Non abbiamo una sede fisica e finora abbiamo portato in giro ventimila italiani. Siamo partiti in quattro, adesso in azienda siamo in venti. Ognuno ha un ruolo ma è interscambiabile. Benedetta, ad esempio, è l'affiliate manager e si occupa principalmente degli affiliati che sarebbero tutte le agenzie di viaggio in Italia che rivendono i nostri tour, ma tutti, dal primo all'ultimo, sanno andare su strada e fare tour. Quindi se noi abbiamo un picco di tour, come ad esempio Pasqua, il 25 aprile, tutti andiamo in tour”
Per prenotare, oltre all’agenzia che vi rivende ci sono altri metodi?
“C’è il nostro sito – www.latualondra.com - e prenoti. Il nostro sito è un po' come se fosse un e-commerce dove scegli il tour X e il tour Y. Ci sono tutte le date disponibili, gli orari, prenoti il tour e ti vedi al punto d'incontro. Il nostro target client è dai 35 anni in su, perché i più giovani spesso vogliono fare dei viaggi fai da te. Quindi loro magari seguono la pagina, prendono i consigli, però non sono il nostro cliente finale. Il nostro cliente finale magari è il genitore che vuole invece fare un'esperienza diversa, più rilassante, vuole andare al punto di incontro e godersi la visita senza guardare il cellulare in continuazione e quindi si affidano a noi”.
E la scelta delle persone che lavorano per tecon che criterio la fai? “Dipende da quello che stiamo cercando, quale figura. Per una guida turistica non valuto molto la loro esperienza perché ci teniamo noi a formarle. Sappiamo noi il metodo che vogliamo, come vogliamo che i tour siano fatti. Ogni persona nel team ha avuto una formazione almeno di un mese con noi prima di andare a fare i tour e anche durante i primi tour c'è un sostegno da parte nostra. Vado soprattutto a empatia. Se vedo che quella persona potrebbe essere empatica, potrebbe essere amichevole, estroversa, allora sì, potrebbe essere la persona giusta”.
Sono tutti italiani? “Tutti italiani che vivono a Londra. Tutti come me, siamo partiti tutti con la voglia di Londra. C'è chi viene dal sud, chi dal centro, chi dal nord, quindi siamo proprio un gruppo ben mixato. E l'età anche. C'è il più piccolo che ha 26 anni e la più grande che avrà 50 anni”.
Un’ultima domanda: qual è il posto che ti fa sentire davvero londinese?
“È Notting Hill. È proprio uno dei quartieri che è rimasto un po' autentico con il tempo, con le sue casette colorate, anche se c'è adesso tanto turismo anche lì, per via del film con Julia Roberts e Hugh Grant. Quando vado lì mi sento molto british, è tutto su misura fatto per gli inglesi”.
www.latualondra.com