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Il mosaico del mondo nasce a Spilimbergo
a cura di Maria Cristina DriIl mosaico del mondo nasce a Spilimbergo11/11/2025
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Cosa hanno in comune la metropolitana di New York, un ristorante a Tokyo, una banca in Austria, la piazza di Gorizia o la Corea del Sud? Sembrano mondi lontanissimi tra loro, eppure tutti ospitano autentici capolavori musivi, opere che parlano una lingua universale fatta di pietra, luce e colore.
Basti pensare al grande mosaico Saetta iridescente nella stazione della metropolitana a Ground Zero, alle decorazioni parietali e pavimentali per un ristorante di Tokyo, al ciclo per la Volksbanck di Graz, alla pavimentazione artistica della Piazza della Transalpina tra Gorizia e Nova Gorica, fino ad arrivare al Mosaic Park di Seul.
Tutte queste opere, così diverse per stile e destinazione, hanno un'origine comune: Spilimbergo, cuore vivo dell’arte musiva italiana, dove i maestri mosaicisti trasformano le pietre del Tagliamento in opere capaci di attraversare continenti e culture.

Il mosaico del mondo nasce a Spilimbergo

Dove si trova Spilimbergo
Spilimbergo si trova in Friuli tra il fiume Tagliamento e le colline moreniche. Le sue strade lastricate conducono al castello che durante il medioevo è stato dimora dei conti Spengenberg, da cui deriva il nome del paese. Oggi si presenta come un complesso di residenze signorili disposte attorno alla corte centrale. Le piazze sono arricchite da palazzi rinascimentali con logge affrescate. Il duomo di Santa Maria Maggiore del 1284 fu innalzato accanto all’antica cinta muraria la cui torre divenne l’attuale campanile. È un esempio di gotico friulano che custodisce affreschi preziosi del Trecento e opere d’arte sacra. Un’iscrizione ricorda che Carlo V di ritorno da Vienna si fermò in questo borgo: dopo la messa solenne celebrata in suo onore, come segno di riconoscenza nominò diversi cavalieri. A circa metà del corso Roma, non lontano da piazza Garibaldi, si trova Palazzo Monaco, uno degli edifici risalente al XVI secolo molto ben conservato con la facciata affrescata, le aperture gotiche e un leone marciano opera della Scuola dei Mosaicisti. Degno di nota il Palazzo del Daziario, dove un tempo si riscuotevano le tasse. La Domus Nuova, antica residenza del daziario si distingue per un particolare curioso: un anello in ferro sospeso sotto l’arco nord del porticato, serviva un tempo per appendere la stadera, un’antica bilancia usata per pesare le provviste, garantendone il controllo. Sulle colonne del portico è ancora visibile la Macia, antica unità di misura della lunghezza incisa sulla pietra. 

Il mosaico del mondo nasce a Spilimbergo

La nascita della scuola dei mosaicisti
Oggi questo borgo è conosciuto come la Città del mosaico, e non a caso. A Spilimbergo ha sede una delle scuole uniche al mondo: La Scuola Mosaicisti del Friuli, fondata il 22 Gennaio 1922 per iniziativa di Lodovico Zanini, delegato per il Friuli Dell’Umanitaria di Milano ed Ezio Cantarutti, all’epoca sindaco della città.
Fu una grande intuizione: creare un luogo dove custodire, insegnare e tramandare un sapere artigiano che affonda le sue radici nei secoli.
Già anticamente, durante il periodo della Serenissima, i mosaicisti e terrazzieri friulani erano molto richiesti. Tra il Cinquecento e l’Ottocento, Venezia offrì loro grandi opportunità di lavoro: partivano da Sequals, Colle, Solimbergo, Arba, Fanna, Cavasso Nuovo e Spilimbergo, portando con sé i sassi del Tagliamento che venivano poi trasformati in splendide decorazioni per i palazzi Veneziani. Dalla prima metà dell’Ottocento in poi, molti guardarono ancora più lontano: attraversarono l’oceano e contribuirono alla decorazione di chiese, teatri, edifici pubblici e privati costruendosi una reputazione internazionale e in molti casi vere e proprie fortune. A raccontare questa meravigliosa epopea fu, nel 1930, il giornalista Orio Vergani sul Corriere della Sera dove scrisse: “A Sequals si nasce, a Spilimbergo si impara, via per il mondo si lavora”, raccontando con ammirazione la straordinaria vicenda economica e artistica dei mosaicisti friulani che da un angolo appartato del Friuli occidentale sono riusciti a portare, tassello dopo tassello, la bellezza in giro per il mondo. Tra tutti ricordiamo Gian Domenico Facchina, che per l’Opera di Parigi brevettò la tecnica del mosaico “a rovescio” destinata a diventare la rivoluzione per le grandi opere dalla cattedrale di Lourdes al Giappone.
Visitare la scuola è un’esperienza che va oltre la semplice esperienza turistica: è un viaggio dentro la materia, la storia e la creatività. Nei laboratori si respira il ritmo del lavoro creativo, tra i frammenti di pietre, martelline e taglioli, dove le mani si muovono con gesti precisi e pazienti. Le tessere che danno vita ai mosaici arrivano in particolare dal fiume Tagliamento, dalle paste vitree, dagli smalti e foglie d’oro e saranno proprio questi tasselli a dare forma, colore, e contorno ai capolavori.
Camminando per i corridoi si ha la sensazione di attraversare epoche e continenti passando da motivi bizantini e romani a composizioni astratte degne di una galleria contemporanea.
Ci accompagna in questo viaggio il presidente Stefano Lovison al quale chiediamo quale sia stato il “viaggio” più curioso di un mosaico nato tra queste mura. La risposta non è immediata, perché le storie sono tante, e ognuna ha qualcosa di unico.
Ricorda l’aneddoto di Gerusalemme, quando, in un’epoca in cui la tecnologia digitale era ancora lontana, alcuni artigiani partirono con una semplice cordella metrica per prendere le misure della cupola. Il mosaico, una volta montato, calzava alla perfezione. “Una precisione incredibile frutto di talento e dedizione”, ci racconta con orgoglio. Tra i lavori monumentali, emerge il mosaico pavimentale del Foro Italico a Roma: 10.000 metri quadri, considerato il più grande mosaico al mondo. E ancora, opere che viaggiano fino a Washington, dove l’inaugurazione della cupola di una basilica ha rappresentato “un momento di altissimo valore artistico e spirituale, organizzato nei minimi dettagli, paragonabile solo a quanto si può vivere in Vaticano”.

Il mosaico del mondo nasce a Spilimbergo
Il mosaico del mondo nasce a Spilimbergo

Ragazzi di ieri e di oggi
C’è un dettaglio che sorprende sempre chi visita la scuola: molti mosaici storici, visibili ancora oggi negli spazi interni dell’edificio, sono stati realizzati da giovanissimi, ragazzi di appena 13/14 anni. “Penso alla scala interna o ai pavimenti degli anni Cinquanta, opere complesse, nate dalle mani di adolescenti che avevano già una straordinaria maturità”. È un confronto che fa riflettere soprattutto oggi, in un tempo dove la manualità rischia di perdersi e il mosaico riallaccia il gusto dell’educazione pratica, del creare con le mani e costruire con pazienza. Gli studenti provengono da tutto il mondo, (attualmente 22 sono le nazionalità presenti), arrivano in età più avanzata e con percorsi diversi. Fanno scelte di vita importanti. La formazione è intensa, pratica e prepara ad una reale professione. “Dopo il percorso scolastico, molti aprono la partita IVA e iniziano la loro attività autonoma. Ad oggi contiamo oltre 60 mosaicisti professionisti attivi solo tra i nostri ex allievi”, sottolinea il presidente. 


L’offerta della scuola
La scuola offre anche corsi brevi a coloro che per passione o per semplice curiosità vogliono cimentarsi con l’arte musiva. “Proponiamo corsi base di 18 ore, distribuiti venerdì, sabato e domenica, ma anche esperienze su misura per gruppi privati, aziende o associazioni. - ci spiega Stefano Lovison - E non mancano i corsi internazionali come quello per un gruppo di ragazze provenienti dall’Australia che da anni tornano a Spilimbergo per vivere questa bella esperienza artistica. Un altro esempio originale è stato per una banca organizzare una sessione di team building all’interno della scuola. I partecipanti divisi in due squadre, hanno creato dei mosaici che rappresentavano la loro “banca del futuro”. Un modo diverso e creativo per parlare di visione comune”. 
 

Un’ arte che si può toccare
Uno degli aspetti più affascinanti della visita alla scuola è la possibilità di toccare le creazioni. “Toccare è fondamentale. Le opere trasmettono emozioni, matericità, energia. Anche i non vedenti riescono a leggerne la bellezza con le mani, sentendone ritmo e armonia. Una volta una signora cieca ha toccato un mosaico e ha esclamato: “qui sento la musica”, un momento davvero commovente.
 

Dietro le quinte della comunicazione
Giorgia Gemo
insegna storia dell’arte e valorizzazione dell’opera musiva agli studenti dell’ultimo anno e si occupa della promozione e comunicazione della scuola: “Mi occupo di raccontare ciò che succede qui, dagli eventi alle mostre, fino alla vita quotidiana degli studenti. È un luogo vivo, e va comunicato con autenticità. Gli stessi studenti devono capire che quello che realizzano entra ed è parte di un patrimonio culturale, artigianale e artistico di grande valore”.
Ogni anno oltre 40.000 visitatori varcano le soglie delle aule e dei laboratori della scuola: c’è chi arriva per diventare maestro, chi per un weekend creativo, chi solo per lasciarsi meravigliare. Ma tutti se ne vanno con qualcosa in più: un piccolo, prezioso tassello di mosaico da portare con sé nel proprio cammino.
La scuola è visitabile tutto l’anno, con tour guidati che svelano ogni segreto dell’arte musiva.