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I cataloghi delle agenzie di viaggio… che gran cosa! A volte si discute fino allo spasimo se la carta ha ancora un senso, se il digitale prenderà definitivamente il sopravvento. In quelle discussioni si evidenziano le differenze di età, le nostalgie, i ricordi, le visioni di come sarà il futuro. Chissà se, cinquecento anni fa, erano identiche le discussioni, all’avvento della stampa con Gutenberg. Resta il fatto che nessuno saprà mai come saranno gli anni a venire e quindi è giusto che adottiamo un atteggiamento aperto, dove l’importante è cogliere ciò che di buono offrono i diversi sistemi d’informazione, adattando le scelte in funzione, appunto, del buono.
I cataloghi di viaggio, ad esempio, e le fiere di settore; senza quelle non sarei probabilmente mai entrato in contatto con Dafne Viaggi, una cooperativa che opera nel turismo, con sede a Genova, e che offre proposte originalissime di viaggio. E senza Dafne Viaggi non avrei probabilmente mai scoperto Campo Ligure, se non arrivandoci per casualità navigando su internet, cioè una probabilità su un milione!
Perché Campo Ligure?
Questa lunga premessa per dire che cosa? Che ogni spazio in Italia può essere una meta, che ogni storia dei luoghi è sovrapponibile all’infinito, che viaggiare per ogni strada rappresenta una sorpresa inaspettata.
E il mio arrivo a Campo Ligure ha rappresentato tutto ciò, a cominciare dall’avvertire la passione dei due ragazzi che si sono offerti di accompagnarmi per le strade, nel Museo della Filigrana, dentro al castello che domina il borgo con la sua particolare architettura: Gianluca e Alessio sono abitanti di Campo Ligure, non hanno intenzione di andarsene nonostante il paese sia piccolo, non offra le distrazioni delle grandi città come Genova, che è a mezz’ora di auto, anzi… vogliono contribuire a mantenere viva l’attenzione sul loro borgo, organizzano le visite, le feste, gli incontri grazie alla loro voglia di fare. Solo questo, incontrarli, vedere nei loro occhi il piacere di farti scoprire le cose, varrebbe il viaggio a Campo Ligure.
“Cominciamo da qui” mi dice Gianluca, dopo un veloce caffè di prima mattina. Qui significa l’ingresso in una delle tre chiese di Campo Ligure. Lo confesso, le chiese mi hanno sempre provocato sensazioni ed emozioni alternate: di distacco ogni volta che non capivo le loro architetture o il significato delle opere d’arte che custodivano; di rispetto e grande piacere ogni volta che ne avvertivo la bellezza e il valore relazionale che vi si crea.
Entriamo nella chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine, l’interno ha un che di maestoso, pensando alle dimensioni del borgo e ai suoi 2.800 abitanti: “Questa è una delle tre chiese che troviamo nel paese, di stile neo-barocco. Campo Ligure è sempre stato sede di un capitolo di una Collegiata e i capitoli sono collocati solo in cattedrali o in chiese di notevoli dimensioni. C’è un dipinto che voglio farti vedere qui: è di Bernardo Strozzi, artista nativo di Campo Ligure nel 1581, che, oltre ad aver subito l’influenza del Caravaggio, è considerato uno dei maggiori esponenti della pittura barocca italiana. Nel Martirio di Santa Lucia, una sua opera giovanile, è presente, in alto a sinistra, un suo autoritratto e la figura di Santa Lucia è interpretata dalla sorella dell’artista, una donna da lui sempre ritenuta un giglio di purezza” mi racconta Gianluca.
C’è anche un altro affresco che mi incuriosisce perché rappresenta Campo Ligure: “Hai proprio ragione; – mi dice Gianluca – in questo affresco si ritrova molta parte della storia popolare e della diatriba che esiste, in parte tuttora, da secoli tra Campo Ligure e la vicina Masone. Al centro vediamo l'apparizione della Madonna. Siamo nel 1595, l'11 settembre. Nei borghi di Campo Ligure e di Masone sono in atto piccole faide paesane e per mettere pace appare addirittura la Vergine che affiderà a Campo Ligure l'intercessione gloriosa di Maria Maddalena e a Masone l'intercessione di Santa Lucia. La domenica successiva al 22 luglio si fanno grandi festeggiamenti a Campo Ligure per celebrare la patrona Maria Maddalena, che uniscono un po' il folclore con la tradizione. In paese tutti gli abitanti, tutti gli amici, tutti i parenti lontani che ritornano. Nell’affresco, a sinistra, troviamo le vesti storiche, quindi siamo nel 1595. A destra, invece, si vedono chiaramente le cravatte, c'è il sindaco, c'è il parroco con la berretta nera e il pompon rosso. Infine a lato c'è una figura più alta alla destra che sale sulle altre, quella è la santa patrona portata a spalle, è la statua processionale. In tutte e due le chiese parrocchiali di Campo Ligure e di Masone viene raffigurata l’apparizione della Vergine ma le scritte sono diverse: a Campo c'è scritto VIDERUN POPULI CAMPI ET MASONI e a Masone c'è scritto VIDERUN POPULI MASONI ET CAMPI, quindi la faida passa su chi ha visto prima la Madonna”.
Verso il castello
Mentre affrontiamo la breve salita verso il castello Alessio mi racconta sinteticamente la storia di Campo Ligure.
“L’origine del luogo risale è stata data dopo che gli scavi per la linea ferroviaria Asti – Genova hanno portato in luce i resti di un insediamento di origine romana, risalente al periodo dell’imperatore Aureliano, contro l’invasione dei popoli germanici. Si chiamava Campofreido, dal tedesco frey, che vuol dire libero. Restò quel nome fino alla dominazione asburgica e, nel 1884, diventò Campo Ligure. Nel ‘400 il borgo fu acquisito dalla famiglia Spinola che prese dimora nel palazzo che si trova nella piazza della chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine. Inventano una serie di gallerie sotterranee e di passerelle sospese per arrivare direttamente al castello risalente all’anno Mille. Inizialmente volevano distruggerlo perché, secondo loro, è privo di utilità, ma i genovesi iniziano ad attaccare il borgo, si rendono conto che effettivamente il castello ha una sua importanza”.
Oggi è visitabile e, all’interno della torre, ha una serie di monitor touch-screen che raccontano, la storia delle principali famiglie nobiliari della Liguria e quella di Campo Ligure. Dall’alto della torre lo sguardo spazia tutt’intorno al borgo.
“Il castello aveva tre torri di controllo. Una era questa, una è quella che vediamo alla nostra destra, parzialmente distrutta. E poi dietro, che è andata poi di fatto distrutta nel corso dei secoli, ce n'era una terza che controllava la zona delle Capanne di Marcarolo. Quella dove ci troviamo controllava la zona di Masone, l'altra la zona del Basso Piemonte. Mentre quello che vediamo in basso è Ponte medievale, completamente ricostruito in legno nel 1721, due altre violente alluvioni, nel 1737 e nel 1747, lo demolirono del tutto. Nuovamente rifatto in legno, la popolazione campese ne volle la ricostruzione in muratura. Fino a non molto tempo fa era l’unica via d’accesso al borgo storico”.
È dall’alto del castello che si ha un’idea della conformazione urbana di Campo Ligure, tutta assembrata quasi fosse in posizione difensiva. Da qui si vedono le altre due chiese: quella dedicata ai santi Sebastiano e Rocco che, nel periodo seicentesco delle grandi epidemie, fu adibita ad ospedale e quella di Nostra Signora Assunta dove è racchiusa una Madonna con il Bambino e si basa principalmente su un gioco di luci che arriva da una finestrella che, con la prima luce del mattino, illumina il Bambino, mentre, con l'ultimo raggio della sera illumina il volto della Madonna.
La filigrana, vera anima del luogo
Il motivo per cui sono venuto a Campo Ligure l’ho trovato proprio tra le proposte del catalogo di Dafne Viaggi: leggendo le varie proposte mi ha colpito quella del laboratorio esperienziale della Scuola della Filigrana. Ho approfondito su internet e ho scoperto che Campo Ligure è uno dei centri più importanti d’Italia per questa particolare lavorazione artigianale. Gianluca e Alessio mi accompagnano in visita al Museo della Filigrana Pietro Carlo Bosio, raccontandomi la storia del fondatore di questo piccolo intrigante museo. Pietro Carlo Bosio, terminata l’attività lavorativa presso l’Ansaldo di Genova, negli anni Cinquanta del secolo scorso, apre a Campo Ligure un laboratorio di filigrana, suo hobby fino a quel momento, e oltre alla sua produzione diventa un raffinato collezionista, comprando pezzi in tutto il mondo. Alla sua scomparsa la moglie, Stefania Bottero, che ha seguito Pietro Carlo nei suoi viaggi alla ricerca di questi pezzi, dona la collezione al Civico Museo della Filigrana di Campo Ligure.
Ma come è arrivata la filigrana a Campo Ligure? Dal porto di Genova dove giungevano navi dall’Oriente, la patria della filigrana. Era in atto una piccola emigrazione nella prima metà dell’Ottocento, molti abitanti di Campo Ligure scelsero di trasferirsi a Genova, c’era lavoro in città, i ragazzi potevano andare a scuola al mattino e imparare un lavoro al pomeriggio, come garzoni o come occupati nella nascente industria.
Poi scoppiò il colera e i campesi tornarono nelle loro case, sull’Appennino, lontano dalle malattie e dai virus. Era anche il periodo in cui dall’Italia si esportano verso l’Europa e l’America più di 450.000 chili d’argento e 100.000 chili d’oro lavorati in filigrana.
Uno di quelli che tornarono a Campo Ligure, nel 1884, Antonio Oliveri, aprì in proprio una bottega per la lavorazione della filigrana e il suo esempio fu seguito da altri che diventarono artigiani esperti di quel tipo di lavorazione. Agli inizi del Novecento erano 33 le botteghe artigiane che producevano oggetti in filigrana. Con una particolarità che rese Campo Ligure uno dei luoghi d’eccellenza di questa lavorazione. Nel museo questa cosa è spiegata benissimo in un video che accoglie gli ospiti: la ‘scafatura’ (l’intelaiatura dell’oggetto) e la ‘riempitura’. Per essere in grado di svolgere queste due operazioni era necessario praticare un lungo periodo di apprendistato presso una bottega di un maestro e poi procedere nello studio della tecnica argentiera e del disegno.
“Nel dopoguerra almeno un campese su due lavorava la filigrana, man mano che si evolveva la tecnica e se ne comprendeva l’importanza la produzione passò ad essere non più un secondo lavoro da svolgersi nelle case nel poco tempo libero a disposizione. Ha aiutato tantissimo l'emancipazione della donna perché diciamo che le mani femminili si prestano maggiormente alle fasi della lavorazione. Agli uomini spettava la parte più faticosa, quella della fusione a circa 960° gradi e della colatura in appositi stampi” spiega il video del museo.
Sono circa 200 i pezzi esposti nel museo, provenienti da ogni parte del mondo, oggetti che raccontano usi, costumi e religioni differenti tra loro e che descrivono una cosa a cui non si pensa mai abbastanza: la sensibilità estetica delle persone, ben aldilà di ogni storia e cultura.
Uno degli esempi più interessanti è la filigrana cinese che utilizza fili d’argento talmente sottili che possono essere paragonati a un capello umano. Nella tradizione russa, invece, la combinazione di fili si esprime in oggetti come icone, crocifissi, tabacchiere. In India gli oggetti in filigrana sono legati principalmente alle celebrazioni di matrimoni e feste religiose. In Europa, lungo tutte le coste del Mediterraneo, l’arte della filigrana esiste da millenni, in Egitto sono stati ritrovati oggetti risalenti al 1500 a.C., in Italia furono gli etruschi ad avviare la produzione, siamo intorno all’ottavo secolo a.C.
In bottega con Davide Oddone
È affascinante vedere un artigiano della filigrana all’opera. Sono stato accolto nella bottega di Davide Oddone, Filigranart. Lui non pensava di fare questo mestiere, entrò in azienda quando sua mamma restò sola alla morte della nonna. Era giovane e si offrì, in attesa di una soluzione, di sostituire la nonna. Succedeva ventisei anni fa. Oggi lo ritroviamo ancora in bottega, innamoratissimo della sua professione. Mi mette in mano un quaderno, era quello di sua nonna che lui utilizza ancora: ci sono disegni, misure, termini che non capisco.
“Questo è lo strumento più prezioso per un filogranista: qui sono riprodotti, in scala uno a uno, tutti gli oggetti che realizziamo e che sono in vendita qui” mi racconta Davide mentre armeggia con fili sottilissimi e con le bruscelle, si chiamano così. “Sono pinzette che hanno la caratteristica di essere personali, nel senso che io ho le mie, mia mamma ha le sue e se io uso quelle faccio una fatica pazzesca. Vede, queste me le han date delle signore anziane, perché ora che si è sparsa la voce che facciamo la scuola, queste bruscelle non è che le vai a comprare”. Quali sono gli oggetti più rappresentativi della lavorazione in filigrana? “Può sembrare strano ma la stella alpina è uno di quelli. Forse perché c’era una tradizione di filigrana a Cortina d'Ampezzo, che poi si è persa. Poi la farfalla, che ho sempre pensato che fosse l'oggetto tipico della filigrana di Campoligure, ma poi quando ho allargato i miei orizzonti ho scoperto che chiunque fa filigrana fa farfalla. Forse perché è un simbolo di leggerezza, ma con la filigrana si può fare qualsiasi oggetto, basta avere pazienza”.
Sono rimasti in pochi a lavorare la filigrana a Campo Ligure ma, con il bando del PNRR, è stata aperta la Scuola della Filigrana dove si svolgono sia corsi amatoriali sia professionali.
“È stata un’operazione importante – mi spiega ancora – perché ha interrotto la pessima abitudine di noi filigranisti che ci vedevamo, fino a qualche anno fa, come fumo negli occhi, ognuno con il suo piccolo o grande segreto che non dava spazio al futuro. Mia nonna, quando faceva un oggetto particolare diceva a mia madre: "Oh, guarda un po' che abbiamo fatto questa cosa nuova, ma non metterla in vetrina”. Mi mamma rispondeva: “Ma come non metterla in vetrina? Se la vogliamo vendere dobbiamo farla vedere”. “Eh no, no, perché se la metti in vetrina domani ce l'hanno tutti gli altri”.
Me ne vado da Campo Ligure soddisfatto e ricco di pensieri positivi: l’ultimo dei quali va al giovane proprietario di Caccia c’a Bugge (butta la pasta che l’acqua bolle) dove ho avuto conferma di una cosa: i liguri sono ospitali.
Caccia c’a Bugge
Fabio e Laura in cucina sono un portento: mandili de sea al pesto, ravioli alla genovese cu’ u tuccu, la cima, bagnun di acciughe, coniglio alla ligure, trippa accomodata, tomaxelle o torta pasqualina, poi un minestrone alla genovese denso, ricco, profumato e delicato, che varia al variare delle stagioni, buono sia caldo fumante che tiepido e persino freddo: il piatto dell’anno per la guida Osterie d’Italia 2026. In sala il figlio Andrea che ha una grande dimestichezza con le proposte di vino e una gentilezza esemplare.
Via Trieste, 32 16013 Campo Ligure (GE)
Tel. +39 010 920999
La finestra sul borgo
Per chi cerca l'ospitalità tipica di un B&B, ma non vuole rinunciare a tutte le comodità di casa propria, la nuova casa vacanza La finestra sul borgo è la soluzione ideale. Situata nel cuore del borgo (da cui nasce il nome) a pochi metri dal Castello Medioevale, dal Museo della Filigrana, dalla piazza principale dove si può ammirare il palazzo Spinola e da tutto quanto è la vita e le tipicità del borgo di Campo Ligure.
Vicolo Allo Stura, 3/1 16013 Campo Ligure (GE)
Te. +39 347 111 0623
Filigranart Filigranart è un laboratorio artigianale di filigrana in argento che si trova nel centro storico di Campo Ligure. Il punto di forza è avere il laboratorio “a vista”: entrando si può respirare l’aria della bottega di una volta e vedere subito che ogni oggetto è realizzato a mano. Via Angelo Serafino Rossi, 15 16013 Campo Ligure (GE) Tel. +39 010 920561 filigranart@libero.it