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Bertinoro, Città dell’Ospitalità
a cura di Simona VitaliBertinoro, Città dell’Ospitalità22/04/2026
Dove mangiare
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Dove dormire
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Dove comprare
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comprare

Corrono tempi in cui ci troviamo a inseguire messaggi, significati, capaci di placare quel senso di inquietudine, a volte smarrimento, che ci prende sentendoci parte di uno scenario incerto.
E allora il mio viaggio nell’inaspettato parte questa volta  da un simbolo, di apparente semplicità,  quale una colonna in sasso, denominata Colonna delle Anella, su cui  Bertinoro (FC), piccolo borgo medioevale sulla sommità di un’altura dell’entroterra romagnolo, nel tempo ha saputo fare sapientemente leva per tratteggiare la propria identità, connotandosi - fra le altre cose - come Città dell’Ospitalità e, in senso più ampio, come l’emblema dell’ospitalità romagnola.

La piazza di BertinoroLa piazza di Bertinoro

Come una colonna di sasso può diventare il simbolo dell’ospitalità
Per poter comprenderne le ragioni dobbiamo rifarci a un antico costume bertinorese che risale alla
prima metà del XIII secolo quando, secondo la tradizione, due figure di rilievo di Bertinoro, il giudice Guido del Duca insieme all’amico Arrigo Mainardi, per porre fine alle discussioni fra le nobili famiglie locali che si contendevano l’ospitare a casa propria i viandanti di passaggio su Bertinoro - all’epoca erano unici preziosi informatori di ciò che accadeva al di fuori di lì – hanno l’idea di far erigere una colonna su cui ogni famiglia faccia incastonare un proprio anello. Il legare il cavallo ad un anello piuttosto che un altro, fra i 12 delle rispettive famiglie in lizza, determinava di chi il foresto sarebbe stato ospite.
Nella seconda metà del XVI secolo la colonna viene rimossa per la realizzazione di una fontana che deve portare l’acqua al centro della città attraverso una conduttura proveniente dalle zone alte (Monte Maggio). Occorre arrivare al XX secolo perché la Colonna delle Anella faccia di nuovo capolino, questa volta attraverso il rinvenimento - nel corso di lavori nello scalone del Palazzo comunale - di alcuni reperti, precisamente “la base quadrata di una colonna in sasso locale di epoca medioevale, che risultò poi combaciare perfettamente con le fondamenta di una colonna, venute alla luce negli scavi eseguiti in piazza nel 1924…ulteriore prova della certezza storica della Colonna delle Anelle”. Essendoci tutte le condizioni, la colonna viene quindi fedelmente ricostruita, con i 12 anelli come in origine, per forte volontà di una cittadinanza che più volte, nel corso del tempo, ha espresso questo desiderio. È il 5 settembre 1926 quando viene inaugurata.  E questo, seppur nella continuità, segna un nuovo inizio.
La forte valenza simbolica acquisita da questa colonna trova una conferma nell’aprile 1950, quando viene temporaneamente spostata a Milano, davanti al padiglione E.N.I.T., durante la Fiera Internazionale, a simboleggiare l’ospitalità italiana. A partire da quello stesso anno a Bertinoro viene indetta la Festa dell’ospitalità, che contempla il rinnovo dell’antico rito, integrato dall’introduzione da parte dell’ospitante di una busta col proprio nome, che appende a un’anella. A quelle buste attingeranno altrettanti ospiti, scelti dal Comune per i festeggiamenti, scoprendo così da chi saranno ospitati a pranzo.
 Ma di questo ne parleremo più estesamente a breve, dal momento che quest’anno ricorre anche il centenario dalla reinstallazione della Colonna delle anella (o dell’ospitalità).
A ben guardare la tradizione dell’ospitalità avrebbe un’origine ancora più antica, come testimonia il documento rinvenuto dallo storico bertinorese, Paolo Amaducci, in cui si racconta di un incontro, nell’anno 995, tra i potenti della Romagna, ospitato nella Rocca di Bertinoro, per dirimere lunghe e importanti contese, sfociato in un rapido accordo, nel segno della convivialità e del dialogo.
 


La Festa dell’ospitalità
Tutti gli anni, nella prima domenica di settembre, il rito si ripete, sempre rigorosamente uguale a sé stesso, preceduto da un corteo storico, che intende rappresentare le famiglie nobili duecentesche che arrivano nella piazza in concomitanza con un cavaliere a cavallo, il foresto che legherà il suo destriero a uno degli anelli della colonna, per poi essere ospitato dalla famiglia abbinata all’anello. Segue poi l’attuale rito dell’ospitalità, che vede il sindaco chiamare a voce alta gli ospiti per quell’edizione.
“Ogni anno – mi raccontano - l'amministrazione sceglie un tema e in base a quello invita alcune personalità. L'anno scorso, ad esempio, in occasione degli 80 anni dalla liberazione di Bertinoro, il tema era quello della memoria e il Comune ha invitato rappresentanti dell'ANPI di Forlì, la scuola di pace di Montesole, l'istituto storico della resistenza di Forlì e altre personalità locali legate a quel contesto. Per gli ospiti ha attinto da qui e pure dalle città gemellate e dal pubblico presente. Lato ospitanti, invece, vengono raccolte adesioni di famiglie, associazioni locali e anche ristoranti.  A loro il sindaco consegna in dono una riproduzione della Colonna dell’ospitalità.
La domenica rappresenta l’apice di quattro giorni di festeggiamenti, che partono dal giovedì. Ma quest’anno il programma promette di essere ben più esteso e nutrito, dal momento che si celebra il centenario dalla rideposizione della colonna. Fra le altre cose sono in programma interessanti incontri con scrittori e concerti di cantanti di rilievo, che il portale dell’ufficio turistico non tarderà a comunicare.
 

Rito dell'ospitalitàRito dell'ospitalità
Il foresto lega il cavallo all'anelloIl foresto lega il cavallo all'anello

La capacità di rinnovare la propria identità
Bertinoro, come sottolinea Matteo Pasetti - professore associato presso il Dipartimento delle Arti (DAR) dell’Università di Bologna - ha saputo mettere in moto un processo di rimodellazione della propria identità, con “l’elaborazione di un profilo alternativo a quello del  semplice borgo rurale”, proponendosi come “una località fiera delle proprie origini ma aperta al pubblico, al turismo”. E questo già a partire dagli anni ’20 del ‘900, quindi prima della dissoluzione dell’Italia agricola, e più marcatamente per tutto il restante secolo.
“Il Balcone della Romagna”, “il paese dell’ospitalità”, o ancora “l’apoteosi dell’anima romagnola”, come citava il titolo di una corrispondenza del 1926 di un inviato speciale del Messaggero romano: erano queste le immagini veicolate dai mezzi di comunicazione di massa, nel tentativo di definire una specificità bertinorese. Decennio dopo decennio, esse plasmarono l’identità di un piccolo paese rurale, trasformandolo in una sorta di ‘vetrina’ della Romagna: qui era possibile trovare tutti i presunti caratteri tradizionali della romagnolità (l’ospitalità e la generosità su tutti); qui si potevano consumare i prodotti tipici (dai vini a quella piadina che dal 1920 darà il nome alla rivista culturale dell’illustre bertinorese Aldo Spallicci: ‘La piè); sempre qui si poteva sostare per ammirare tutto intero il paesaggio romagnolo, oppure si poteva scegliere di addentrarsi nell’Appennino partendo dalla chiesa dantesca di Polenta”.
Questo processo di costruzione identitaria non va inteso, come ben sottolinea lo stesso prof. Pasetti, come un progetto elaborato a tavolino ma come il frutto di più contributi, in alcuni casi anche indirettamente, ad opera di ambienti intellettuali e artistici, e delle diverse amministrazioni locali che si sono succedute.

Campana dell'AlbagnaCampana dell'Albagna

Le attrattive di Bertinoro, oggi come e più di ieri
A ben guardare le attrattive ritenute di richiamo nel secolo scorso restano fondanti oggi stesso, con un ulteriore arricchimento dell’offerta, naturalmente.
Allora si è puntato sul culto dell’ospitalità e reinvenzione del passato (dare risalto la Colonna delle anelle e pure delle tracce dantesche, che di lì è passato) e pure valorizzare risorse naturali quali le sorgenti di acque minerali, solforose e iodiche presenti nel territorio, fino a realizzare uno stabilimento nella zona della Fratta, Le Terme della Fratta, capace di riscuotere l’attenzione turistica richiamando personaggi illustri come Grazia Deledda e Marino Moretti.
Oggi tutto questo continua a connotare Bertinoro, che a breve vedrà il rilancio delle sue terme, - arricchite di servizi all’avanguardia per le cure tradizionali, l’estetica e il benessere - con il proprio splendido Parco delle fonti, dove sgorgano ben sette sorgenti, indicate per la terapia idropinica, e la riapertura del Grand Hotel rimasto chiuso per una lunga ristrutturazione. “Siamo contenti di questa riattivazione. - ci dice Serena dell’ufficio turistico - Ci ha sempre portato gente sul territorio”.
Un territorio a vocazione vinicola che, non dimentichiamolo, con le sue cantine sparse, la cui visita diventa essa stessa un viaggio, da quando ha ottenuto, nel 1987, la  DOCG con l’Albana di Romagna, primo vino bianco in Italia ad ricevere questo prestigioso riconoscimento, ha ingranato la quinta.
A celebrare questa vocazione un monumento al vignaiuolo che accoglie all’ingresso del borgo lungo la “strada della vendemmia” su sui sono dislocate sette tele a tema, la campana dell’Albana che suona per annunciare l’inizio della vendemmia e un progetto cullato, che non sveliamo, nel mentre è in corso la ristrutturazione delle cantine del vescovo.

Bertinoro, Città dell’Ospitalità

Un tour per Bertinoro a modo mio
Bertinoro ti accoglie a partire da un corso lastricato che si snoda, affusolato, fra le case e ti porta diretto alla piazza, dove ha sede il Comune, che proprio dirimpetto ha un grande affaccio sulla Romagna, nelle giornate limpide. Se lo vuoi trovare molto vivace non hai che da scegliere fra i davvero tanti eventi che propone. Nelle sere d’estate è un riferimento per i romagnoli stessi ma anche per i turisti, che si addentrano volentieri.
All’ufficio turistico, lì vicino, mi ci sono affacciata da turista, giusto per capire. Un grande schermo touch screen, esterno all’ufficio, è a disposizione di chiunque a qualsiasi ora con tutte le informazioni necessarie per la visita del borgo e se entri basta solo che tu dica cosa gradisci maggiormente. Trovi risposte non formali, spunti mirati, molto più preziosi della solita modalità di illustrare con cartina e penna alla mano i luoghi da visitare.
A quel punto sei tu che, a seconda del gradimento, ti devi assemblare il percorso.
Intanto che sei lì c’è l’affaccio in cui perderti fino al mar Adriatico nei giorni limpidi, la campana dell’Albana decorata di bassorilievi,  la Colonna delle Anella, che se arrivi preparato apprezzi di più, la concattedrale di Santa Caterina d’Alessandria (il duomo di Bertinoro) che però ti devono aprire, e se vuoi puoi scendere nella parte bassa per una passeggiata lungo la strada acciottolata che costeggia i resti dell’antica cinta muraria.
Non dimenticare, però, le frazioni di Bertinoro. Non essere pigro, riprendi l’auto e portati verso Polenta, stando attento, lungo il tragitto, ad intercettare il cartello che indica Il cipresso di Francesca. Sei sulle orme di Dante, che in questo territorio è transitato Tra il 1317 e il 1321, ospite di Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna, come cita lui stesso nella Divina Commedia. Non puoi mancare la Pieve romanica di San Donato, resa celebre da Giosuè Carducci. Ma ora prosegui e asseconda il moto ondulato che la collina, con la sua vista, regala, finché non arrivi alla Fratta. Sosta nel Parco delle fonti e lascia scorrere il tempo fino a ricarica raggiunta. Riprendi la strada che ti conduce fino a Bertinoro, puntando alla parte alta, stavolta. Lì, sulla punta, svetta la Rocca oggi sede di un Centro residenziale Universitario e di un piccolo ma peculiare Museo Interreligioso, uno spazio in cui le tre religioni monoteiste (Cristianesimo, Ebraismo e Islam) si incontrano e dialogano, nell’intento di caldeggiare lo sviluppo del pensiero critico e il rispetto per la diversità. La rocca, nella sua posizione soprelevata, offre scorci di respiro, non perderteli.  E, se puoi, nutriti pure delle buone intenzioni che sono, diffuse, nell’aria. Che ti lavorino dentro.
 

Pieve romanica di San DonatoPieve romanica di San Donato
Grand Hotel Terme della FrattaGrand Hotel Terme della Fratta
Pieve romanica di San DonatoPieve romanica di San Donato
Indicazioni per il cipresso di FrancescaIndicazioni per il cipresso di Francesca
La Rocca di BertinoroLa Rocca di Bertinoro
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