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Cividale del Friuli
a cura di Maria Cristina DriCividale del Friuli12/02/2026
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L’appuntamento è alle 10.30 sul Ponte del Diavolo, uno dei luoghi più iconici e fotografati di Cividale del Friuli. Ad aspettarmi c’è Cesare Costantini, profondo conoscitore della sua città che oggi mi farà da guida.
“Guarda in basso e ascolta…” mi dice appena ci incontriamo.

 Sotto di noi scorre il Natisone, un fiume che nasce in Slovenia e arriva in Friuli con un carattere deciso. Non è un torrente, ma un vero fiume dalle sponde alte capace di scavare la roccia e di nascondersi nelle spettacolari forre che ha saputo modellare nel corso dei secoli.
“Il Natisone è il fiume delle tre lingue -  Natisone in italiano, Natison in friulano e Nadiza in sloveno -  e dei tre popoli: perché racconta una cultura che convive senza sovrapporsi”.
Stiamo camminando su un ponte che ha quasi 600 anni. Il manufatto in pietra fu progettato da Dugaro da Bissone e portato a compimento nel 1442 sotto la guida di Erardo da Villacco. Unire le due sponde significava rendere la città più forte e più aperta. La sua struttura colpisce ancora oggi: due arcate asimmetriche, slanciate, sorrette da un unico pilone centrale piantato su un grosso masso nell’alveo. Una sfida ardita per i mezzi dell’epoca ed è forse per questo che la sua origine viene più attribuita al diavolo che agli uomini.

“La leggenda narra che i Cividalesi, consapevoli dell’impresa titanica, decisero di chiedere aiuto al diavolo, il quale accettò l’incarico in cambio della prima anima che avesse attraversato il ponte. Nessuno, ovviamente, voleva essere la vittima. Un giorno alcuni bambini rincorrevano un cane che, impaurito lo attraversò e pose fine al sortilegio. Il diavolo, così, arrabbiato se ne andò verso le montagne e le valli del Natisone”, continua Cesare. 

Si sono succedute negli anni diverse opere per il mantenimento della struttura fino al 27 Ottobre del 1917, quando il ponte venne fatto saltare per ostacolare l’avanzata nemica durante la disfatta di Caporetto. Fu prontamente ricostruito mantenendo le stesse caratteristiche dagli austriaci sotto la guida di Anselmo Nowak e inaugurato il 18 maggio del 1918.  

Il centro storico di CividaleIl centro storico di Cividale

Il Duomo di Santa Maria Assunta
Entrando nella città storica, sulla nostra destra svetta il Duomo di Santa Maria Assunta, un edificio che unisce eleganti linee gotico – veneziane a dettagli rinascimentali. La decorazione dell’interno fu affidata nel XV secolo a Pietro Lombardo, tra i più importanti scultori e architetti che contribuirono alla bellezza di questo edificio.

La Messa dello Spadone è uno degli eventi più suggestivi che si svolgono in Duomo e si celebra il giorno dell’Epifania. Si tratta di un rito unico nel suo genere: durante la liturgia un diacono, con un elmo piumato e il Vangelo, benedice i fedeli utilizzando l’antica spada lunga 109 centimetri appartenuta al Patriarca di Aquileia Marquando von Randeck (1366 - 1381). La spada porta ancora incisa la data della sua investitura (6 luglio 1366) simbolo di un tempo in cui il potere spirituale si intrecciava con quello temporale. 

Sull’altare si ammira la splendida pala realizzata in argento dorato, donata dal patriarca Pellegrino II durante il suo governo (1194 – 1204) e considerata uno dei capolavori dell’oreficeria, con note venete e bizantine. Al centro è raffigurata la Madonna in trono con accanto gli arcangeli Gabriele ed Emanuele circondati da 25 figure di Santi. 

Lastra longobarda in DuomoLastra longobarda in Duomo

Il Monastero di Santa Maria in Valle e il Tempietto Longobardo
A pochi passi dal Duomo ci dirigiamo verso il Monastero di Santa Maria in Valle, uno dei luoghi simbolo di Cividale. In epoca longobarda quest’area ospitava la sede del gastaldo, rappresentante del potere politico e amministrativo del re. I nobili longobardi avevano già edificato in questo luogo la chiesa di San Giovanni e l’oratorio quello che oggi conosciamo come il Tempietto Longobardo. Entrambi vennero poi inglobati nel complesso monastico. Nel corso dei secoli fino all’età moderna Santa Maria in Valle ospitò comunità monastiche femminili tra cui le monache Benedettine prima di conoscere una nuova fase. Qui il racconto storico si intreccia con quello personale di Cesare: “Santa Maria in Valle è diventato convento delle Madri Orsoline alla fine dell’Ottocento. - racconta - La mia famiglia lo acquistò perché una mia prozia era badessa a Gorizia e c’era il rischio che l’ordine venisse chiuso per mancanza di adepti.  Un mio trisavolo, insieme ai figli, lo comprò e lo donò alle Orsoline, affinché potessero continuare la loro opera educativa. L’ordine è rimasto qui fino agli anni Novanta, quando le suore, ormai molto anziane, si trasferirono a Gorizia. A quel punto il convento venne acquisito dal Comune di Cividale”.
Il monastero conserva una peculiarità rara: ha un chiostro a forma di trapezio scaleno e ogni lato racconta un’epoca diversa testimoniando secoli di trasformazioni architettoniche rimaste intatte compreso il giardino interno; Tra le stesse mura il Tempietto Longobardo è divenuto patrimonio dell’umanità UNESCO nel 2011.  

Monastero di Santa Maria in ValleMonastero di Santa Maria in Valle
Tempietto LongobardoTempietto Longobardo

Esternamente non ostenta nulla, è discreto, ma varcata la soglia lo spazio si apre e si dilata donando una sensazione di solennità e verticalità, tanto da confondere le dimensioni reali dell’edificio. Costruito verso la metà dell’VIII secolo, in epoca longobarda, la sua funzione era quella di una cappella destinata ad una committenza prestigiosa. I grandi archi e le volte guidano lo sguardo verso l’alto creando un equilibrio tra architettura e decorazione. Sulla parete occidentale sei figure femminili sembrano sospese tra cielo e terra; sono in stucco a grandezza naturale e si prendono tutta la scena. Raffinate nei dettagli, nelle corone, nei panneggi dei vestiti con gli occhi sgranati e bocche semi aperte sul punto di profetizzare. Saranno sante, forse martiri, forse figure allegoriche ma il loro fascino è dettato dal fatto che non sappiamo con certezza chi rappresentino. Intorno a loro si sviluppa un ricchissimo apparato ornamentale ripetendo nella cornice i motivi floreali. L’arco a tutto sesto con tralci di vite e grappoli d’uva con foglie e intrecci sovrasta l’affresco di Cristo Benedicente affiancato dagli angeli Gabriele e Michele. Lo stile richiama il mondo bizantino per la frontalità delle figure e per l’intensità di alcuni colori che sono rimasti.  Gli affreschi un tempo decoravano porzioni più estese raccontando storie con immagini e luce. Le monache del monastero lo utilizzarono come luogo di preghiera aggiungendo il coro ligneo.
“Un’ altra peculiarità: -  prosegue Cesare - non è un caso che sia orientato verso est- nord- est, la stessa direzione del Santuario della Beata Vergine di Castelmonte, che domina dall’alto il territorio sopra Cividale. L’allineamento è significativo perché all’epoca guardare verso oriente significava guardare verso la luna nascente, verso la Resurrezione… paesaggio e spiritualità dialogano tra loro legando la città al monte, la terra al cielo”.

Piazza Paolo DiaconoPiazza Paolo Diacono

“Adesso andiamo nel luogo più misterioso della città” mi dice. Proseguiamo verso via Monastero Maggiore al civico 2. Scendiamo una ripida rampa di scale, siamo sotto il livello stradale in un ambiente umido e silenzioso che è stato scavato direttamente nella roccia: è L’ipogeo Celtico. 

Il nome Ipogeo Celtico deriva dalla tradizione, anche se gli studiosi collocano la sua realizzazione tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., quindi in età romana, quando Cividale era Forum Iulii. La sua funzione rimane incerta. Si sono succedute nel tempo diverse ipotesi: deposito, luogo funerario, cisterna d’acqua o prigione. “Qui sotto si sente ancora l’acqua e quando il Natisone è in piena, l’umidità aumenta e sembra che il fiume vi entri all’interno”, racconta Cesare. Ci troviamo in una ‘camera’ centrale dalla quale si diramano tre corridoi. Lungo le pareti compaiono tre inquietanti mascheroni scolpiti e, sotto di essi, delle nicchie o sedute. 

“Si dice che qui venissero condotti i prigionieri. - continua Cesare - L’acqua filtrava dall’alto e cadeva lentamente sulla testa. Goccia dopo goccia, il rumore e il freddo finivano per farli impazzire. Era un modo per farli desistere e confessare”. Il suo mistero lo rende uno dei luoghi affascinanti di Cividale sospeso tra storia e suggestione. 

Risalendo in superficie ci perdiamo nei vicoli del centro storico tra le tracce di mura romane e venete che per secoli hanno protetto la città distinguendo la vita quotidiana di chi stava dentro, cuore civile, sociale e religioso della comunità, e chi fuori apparteneva al mondo agreste intorno. 

Il Campanon, la campana grande che, alle 22, suonava e con i suoi rintocchi annunciava la chiusura delle porte. “Ancora oggi il suo suono, ci riporta alla memoria i ricordi dell’infanzia, quando da ragazzini giocavamo nella piazza del paese e quel rintocco era il richiamo per rientrare a casa” ricorda Cesare.

Enoteca De FeoEnoteca De Feo

Cividale è una città ricca di storia
Fu Giulio Cesare a darle il nome di Forum Iulii nel 50 a.C., trasformandola in un centro strategico per i collegamenti tra l’Adriatico e il Danubio. Un’ eredità così importante da lasciare il segno nel nome stesso della regione Friuli, a cui si affianca l’identità Veneziana e Giuliana che oggi compone il Friuli Venezia Giulia.  I Longobardi hanno lasciato un’impronta affascinante, raccontata dal loro cronista Paolo Diacono, monaco e intellettuale, che ci ha consegnato la memoria degli eventi e dei protagonisti di questo popolo.

Poi sono arrivati i Patriarchi, i mercanti, i pellegrini, i Veneziani, le lingue e le tradizioni. Forse è proprio per questo che Cividale è stata forte: perché è sempre stata un punto d’incontro, una città che non divide, ma tiene insieme.

Cividale è il risultato di una sottile alchimia, ricca di simboli e di storia, in cui non tutto è stato ancora decifrato e tra le sue pietre ci sono tracce che attendono di essere scoperte.

E mentre lascio la città, so che l’Altare di Ratchis, il Battistero di Callisto e i musei di Cividale restano a custodire altre storie, pronte ad essere raccontate. 



 

PER SAPERNE DI PIÙ

www.cividale.com/it/turismo 

Cividale del Friuli
Casa di Paolo DiaconoCasa di Paolo Diacono